domenica 19 aprile 2009

Hotel Ermitage. Potrà essere casa e tana, forse. Lo sento, lo vedo.
"Potrai ritornare"
oggi, appena arrivata ti piace pensarlo, sapere dell'accesso, della scala ripida, della porta sempre aperta,ti fa sorridere di compiacimento.
Casa e tana dalle porte rosa
il "tutto è possibile" che imbottisce lo sguardo.

Hotel Ermitage e il giovane proprietario che sorride e nello sguardo c'è malinconia e delicatezza
sguardo che carezza
( brivido di desiderio)
scambio di poche parole e documenti
termosifone al massimo
la sera dopo aver cenato al ristorante turco si fanno le scale con più lentezza
( stomaco pieno di sapori e odori che hanno ubriacato)
la sera aspetto la piccola stanza e il suo calore, dalla finestra guardo la strada, la piazza
contorni che confortano
che sento disegnati addosso
trabocco
mi aggrappo
mi ferisco tenendomi a ricordi
a brividi mai leniti
mai diventati memoria asettica
mai coperti da coltri di oblio
sfido emozioni oblique che potrebbero travolgermi
hotel ermitage-quasi casa, ormai
La rue des Pyrénées è una strada eterogenea che si modifica radicalmente a seconda del lato per cui si decide di percorrerla E' strana, austera ma anche multietnica. Ci sono agenzie immobiliari , tante, sembra che sia così facile trovare un buco dove vivere , se non ci si aggiusta con certi piccoli hotel dignitosi ma senza stelle che affittano camere al mese o alla settimana, un immobiliare fa poche storie e poca burocrazia e può trovare uno studio decente, uno piccolo ma tenuto in modo discreto, meno di 30 metri quadri, certo, in Francia le case sono piccole e per questo perfettamente confondibili con le camere d'albergo( e gli hotel diventano all'istante hotel-quasi casa) Si vive con un senso di tranquilla precarietà , di accettazione delle condizioni di vita comunque sia e comunque vada anche solo vendendo quattro stracci in un mercato rionale del ventesimo fra Menilmontant e Belville.. Ci si arrangia, si salgono scale a chiocciola, ci si siede nei dehors per poter fumare anche se il clima non lo consentirebbe. Si parla e si mangia- nelle zone più turistiche escono ad adescare i passanti per farli mangiare proprio in quel posto talmente attraente, dalla vetrina carica di magnifiche vettovaglie plastificate o virtuali, Ci si arrangia, si resta seduti nelle brasserie a finire i libri, o a giocare a carte e a dama. Ci si arrangia davanti alle chiese nei casi peggiori( senzatetto coperti di stracci neanche troppo incattiviti dalla vita e dal vino), con coperte e cartoni fra le guglie rifatte in un romanico ridicolo( tutte le chiese uguali a notre dame , o simili)

In ogni caso per altre necessità puoi trovare uno studio decente per seicento euro al mese, ci si arrangia in tre giorni, chiavi in mano e documenti compilati con grande elasticità.
Pyrénées, tante facce, tanti parrucchieri, tante coppie, questa strada dei pirenei dalla quale non mi allontano mai troppo col timore che altrove, in un quartiere diverso, Parigi debordi invadendomi con tutto il suo splendore e facendomi smarrire quella piacevole lussuria che incontro qui, negli sguardi, che palleggia su di me rendendomi diversa, cambiata, più leggera, aleatoria, ritagliata nella carta velina. Nonostante i dolori ossei. Nonostante il cielo che si ingrigisce in tarda mattinata, nonostante certi ricordi improvvisi che arrivano a frammenti, a scaglie, a rettangoli minuscoli, a coriandoli. Nonostante tutto ho messo i paletti alla zona di sicurezza, parucchieri rapidi e librerie deludenti. Il giovane proprietario dell' hotel mi sorride e mi sciolgo( mi sciolgo facile, mi sciolgo compiaciuta, mi sciolgo sempre rispondendo a sguardi di benevolo desiderio. Una lussuria parigina e primaverile arrivata con questo clima bislacco e cangiante

martedì 14 aprile 2009

quindi niente parole # intermezzo di nostalgia zurighese

Attendere occasioni sprecate e rivedere quelle perdute durante feste del ringraziamento offerte in deroga anche se non si è americani si può fare, ( tacchino, tovaglia di plastica, salsa, patate, parole, grassa carne di texani, bandiera e piccolo altare in memoria di un qualsiasi caduto in una qualsiasi guerra, forse in Iraq o magari in Corea)
rivedere sciamani di strada incontrati passeggiando distratta, dispensatori di parole o solo di canzoni, senza base, senza musica, spesso stonate, fermarsi, perché no, potevo. A gambe incrociate davanti ad ascoltare. Non c'è nessun impegno formale( o informale) così prioritario, ci sono, ci sono state e ci saranno umiliazioni, proposte di vagabondaggi per mostrare la merce che vendo e quanto sono invecchiata e quanto riesco ad essere scontrosa e perdente in modo olimpico e accettabile.
Proposte per farlo in luoghi variabili, assolati o bui, nordsudestovest, più nord e ovest ma non necessariamente in questo preciso ordine, ripeto ci saranno, ci sono state, ci possono essere umiliazioni, piccole truffe, baruffe per mangiare carne marcia attorno a un osso lanciato da qualche minuscola scaglia di Uomo o Donna Potente, qualche ridente metafisica discussione che facilmente trascende fino a togliere il fiato e il valore.
Attendere occasioni da sprecare col gusto e il privilegio che solo un vero snob può avere o chi sa che non c'è niente da perdere, come del resto non c'è mai stato niente da guadagnare

lunedì 13 aprile 2009

al mattino le parole della notte
i sussurri dei sogni e i dialoghi sghembi
sembrano inutile ciarpame
decido cosa indossare
panni fastidiosi, con lo sporco mascherato dal nero
panni ridicoli, da buffone

evaporano adagio le parole della notte
le immagini e le palpitazioni
riempio fino all'orlo il tappino di diazepam dolciastro
il sapore mi appaga
stamattina mi sento sola di quella solitudine che arriva alle ossa
che le frega e le avvolge
che adagio le logora, che si infila all'interno con il subdolo scopo di frantumarle
di sbriciolarle
la scrittura non basta a sconfiggerla, la disciplina è altalenante
predomina l'ansia
ansiosa mattina di sussulti
di oscure paure per il futuro delle cose
le cose spaventano, impauriscono
ammazzano la pienezza, le ipotesi di ore da sgranare in modo decente
passabile dignitoso
le paure
che nascono dalla solitudine sono fredde e senza dolcezza
sono gli applausi del nulla che corteggia attorno
dentro
del nulla che mangia
adagio, che addenta
questo nulla che si sente
nulla che vale nulla su cui scommettere
sudore di marzo umidità e allergia all'inzio
strazio di vario tipo come fitta fra la scapola e il cuore
come partenza di scaglie di me come mancanza d'amore di quello che so
di quello che si sarebbe potuto sapere( esplorare?)
non è la tua assenza, in ogni caso tranquillo
l'assenza si fa sentire e ricorda passaggi per città sconosciute
come tutti gli incontri abortiti all'inizio
ed espulsi fra grumi di carne non riuscita
non ancora formata
la solitudine ha sue forti radici sghembe
nessuno può combatterla
quando penetra
e lima
le ossa e la forza
la solitudine ti cambia le regole
sconfina ti ridicolizza ti ammalia si ritorce si sporge
dove non dovrebbe
nessuno dall'esterno ne ha la forza
e nel tuo caso neanche la voglia

i pensieri sono plumbei e pingui
una pinguedine che gronda
che avvolge con una patina grassa
scivolosa melassa di illusioni
ogni bellezza, ogni volo

anche quello dell'angelo inesistente, quello con le ali aperte di cartone bagnato da una pioggia troppo fine per essere sconfitta
da una pioggia-lacrima
che mi fa sentire vecchissima
( l'alito della fine dei giochi sul collo, l'alito della resa, ARRENDITI AVANTI ARRENDITI)

riempio fino all'orlo il tappino della confezione di diazepam
( di nuovo, dose eccessiva e inutile, second time)
ma essere sempre lucidi non è bello
me lo dicesti tu, 28ottobre, radiofujiko.
me lo dicesti tu e io pensai subito al diazepam( non fumo spinelli, non fumo proprio niente)

28ottobre radiofujiko solo un momento
una delle mie foto versione cinemascope destinate a rimanere
istantanee lavorate bene
da guardare ogni tanto
quando c'è troppo tempo e poco altro

su Zurigo ne ho tante che
vicine
potrebbero diventare un film
non escludo di montarle a slideshow
per rivedere i fermo immagine della citta che mi aspetta
diazepam e proiezioni e proliferazioni di pensieri
ancore
per rassicurare
le ossa sono già sfarinate
( il ginocchio, intendo)
non c'è davvero molto da fare
in questo risveglio vuoto
in questa solitudine minacciosa
tangibile, ancestrale.