al mattino le parole della notte
i sussurri dei sogni e i dialoghi sghembi
sembrano inutile ciarpame
decido cosa indossare
panni fastidiosi, con lo sporco mascherato dal nero
panni ridicoli, da buffone
evaporano adagio le parole della notte
le immagini e le palpitazioni
riempio fino all'orlo il tappino di diazepam dolciastro
il sapore mi appaga
stamattina mi sento sola di quella solitudine che arriva alle ossa
che le frega e le avvolge
che adagio le logora, che si infila all'interno con il subdolo scopo di frantumarle
di sbriciolarle
la scrittura non basta a sconfiggerla, la disciplina è altalenante
predomina l'ansia
ansiosa mattina di sussulti
di oscure paure per il futuro delle cose
le cose spaventano, impauriscono
ammazzano la pienezza, le ipotesi di ore da sgranare in modo decente
passabile dignitoso
le paure
che nascono dalla solitudine sono fredde e senza dolcezza
sono gli applausi del nulla che corteggia attorno
dentro
del nulla che mangia
adagio, che addenta
questo nulla che si sente
nulla che vale nulla su cui scommettere
sudore di marzo umidità e allergia all'inzio
strazio di vario tipo come fitta fra la scapola e il cuore
come partenza di scaglie di me come mancanza d'amore di quello che so
di quello che si sarebbe potuto sapere( esplorare?)
non è la tua assenza, in ogni caso tranquillo
l'assenza si fa sentire e ricorda passaggi per città sconosciute
come tutti gli incontri abortiti all'inizio
ed espulsi fra grumi di carne non riuscita
non ancora formata
la solitudine ha sue forti radici sghembe
nessuno può combatterla
quando penetra
e lima
le ossa e la forza
la solitudine ti cambia le regole
sconfina ti ridicolizza ti ammalia si ritorce si sporge
dove non dovrebbe
nessuno dall'esterno ne ha la forza
e nel tuo caso neanche la voglia
i pensieri sono plumbei e pingui
una pinguedine che gronda
che avvolge con una patina grassa
scivolosa melassa di illusioni
ogni bellezza, ogni volo
anche quello dell'angelo inesistente, quello con le ali aperte di cartone bagnato da una pioggia troppo fine per essere sconfitta
da una pioggia-lacrima
che mi fa sentire vecchissima
( l'alito della fine dei giochi sul collo, l'alito della resa, ARRENDITI AVANTI ARRENDITI)
riempio fino all'orlo il tappino della confezione di diazepam
( di nuovo, dose eccessiva e inutile, second time)
ma essere sempre lucidi non è bello
me lo dicesti tu, 28ottobre, radiofujiko.
me lo dicesti tu e io pensai subito al diazepam( non fumo spinelli, non fumo proprio niente)
28ottobre radiofujiko solo un momento
una delle mie foto versione cinemascope destinate a rimanere
istantanee lavorate bene
da guardare ogni tanto
quando c'è troppo tempo e poco altro
su Zurigo ne ho tante che
vicine
potrebbero diventare un film
non escludo di montarle a slideshow
per rivedere i fermo immagine della citta che mi aspetta
diazepam e proiezioni e proliferazioni di pensieri
ancore
per rassicurare
le ossa sono già sfarinate
( il ginocchio, intendo)
non c'è davvero molto da fare
in questo risveglio vuoto
in questa solitudine minacciosa
tangibile, ancestrale.
