Avevo questo amore storpio, questa in-quieta illusione
me la portavo dietro con metodo (è un anno,oggi)
ed è accaduto qualcosa di così normale, usuale e umano.
Ci siamo parlati per un progetto, ci siamo sentiti per una cosa, importante, da fare.
Questo ha fatto apparire, in fondo, ricco e fecondo l'anno trascorso. Nonostante le ferite in sequenza, nonostante la nostalgia, l'assenza, la voglia, il desiderio represso, le tue fughe, la voce che era diventata ormai ricordo.
Era l'assenza quindi, che alimentava il tutto? E il tutto è tanto,un carico di ombre, di disagio, emozioni in sequenza, messaggi sbagliati, intrepidi, continui, scritture quasi grondanti sangue e bisogno, ricordi rifatti, ricomposti, rimessi a nuovo, pitturati, l'avvicinamento alla musica che ti appartiene, e in quella un tuffarsi patetico e costante.
Dopo, dopo le parole, dopo un contatto normale in un mattino normale, in infimo piccolo momento del nostro mattino, dopo questo qualcosa si è placato, quasi all'istante.
L'assenza alimentava, era concime perfetto, era lo spazio per immaginare, per dare forma e credito al non conosciuto, all'apparso, al santino, al manichino, all'altare profano di un sentimento introiettato e fuso da un bisogno letterario e della pelle di avere qualcosa da rimpiangere, qualcosa da volere.
Mi sentivo scorticata in questa assenza, e adesso tutto è normale, quieto, semplice, persino gentile. Certo, lo so di volerti bene, e questo penso e spero che duri, che rimanga.
Certo, la presenza è una presenza intermittente, non ti ho visto e forse, rivedendoti gli occhi-oceano e quel tuo sorriso pronto a correre via, a scivolare dalla bocca per nascondersi, tornerebbe a farmi quell'effetto, tornerebbe a farmi sentire esistere solo vicino a te, solo nei pressi, accanto.
Non ne sono sicura, ma non cerco, non ci penso, non c'è più quel malessere sfavillante che mi faceva sentire davvero un po' speciale.
Però è un anno, oggi. Poco o molto non so, ma mi andava di ricordare.
