Oggi ho pensato mai più, mai più un messaggio, una mail, un qualsiasi scambio. In fondo perché devo continuare a levarmi la pelle, e i denti e i bulbi oculari ogni volta che ti sento, che c'è un modestissimo avvicinarsi, ogni volta che qualcosa di tuo mi arriva vicino. Ogni volta che vedo una tua foto, ogni volta. Resto senza pelle e senza occhi, fra brividi di freddo e sconcerto. Resta un manichino surrealista.
Resta il contraccolpo, qualcosa di rigido e morto dentro. Lo sento ancora, un grumo.
Oggi ho pensato mai più. Questo smembramento è inutile, non lo vuoi, non lo voglio, è malsano, maleodorante, nullo, gelato. Ti ho offerto dell'amore che di certo è arrivato sbagliato, nel momento e nel modo, nel tempo, nel ritmo, lo so, ma ha una sua giustezza l'amore offerto, in qualsiasi modo ciò accada, e non accettarlo è un'ingratitudine pazzesca, una vera offesa alla vita, ai suoi doni.
C'è quella freddezza che ti spinge lontano, che sbrindella ogni mano tesa, ogni sorriso. Lontano, con durezza, non una parola, non una in più, teorizzi sofferenze delle quali non puoi immaginare la grana e la sostanza, io ho una vita di gioie e di contiguità, mi andava bene tutto, ogni brandello di una possibile amicizia, di un possibile esserci- essere con te, nei pressi,come amica, come cosa, come eco di qualcosa, come proiezione, come ricezione.
Ero disposta, lo sono stata, ad adattarmi- tranne qualche scrittura, qualche incursione, qualche variazione sul tema, qualche Goldberg narrante e narrata- a tacere e a zittire.
Mai più. Basta l'assedio, il rannicchiarmi nel sentore di aver perduto qualcosa, di avere smarrito una gamba o un braccio, accanto a te, con la pioggia e le parole che parevano leggere, quel pomeriggio ormai così remoto. Spezzo l'assedio, quell'orrenda percezione. Di essere monca da allora. Basta.
Una cosa te la devo dire.
Sapere impossibile la tua presenza nella mia vita nei modi in cui la realtà lo potrebbe permettere, spegne.
Mi spegne. Mi diminuisce una parte dell'ispirazione, dell'entusiasmo. Non tutto, sia chiaro, ma qualcosa si affievolisce piano, svanisce adagio.
Domani tornerò a Villefranche, lo splendido piccolo paese dove sento di essere sempre stata, dove riesco a essere felice, sulla piccola rada, con le strade ad anfiteatro e la rue Obscure. Domani torno in quella merviglia di mare e cielo, di azzurro che abbaglia. I luoghi li amo e per le cose belle che ho intorno sorrido. Quello non è cambiato, ma altro sì.
La mia scrittura è fatta di carne, di carne e sangue, carne mortificata, carne a volte respinta, a volte amata per caso, per un azzardo bastardo, a volte amata a lungo e su questa lunga scadenza leggermente assopita, la mia scrittura in ogni riga ha assorbito il nostro conoscerci, questo incontro in realtà inesistente,questa comunicazione di niente, di paura e meschina viltà, la mia nell'insistere per una realtà che non potrà mai essere e in cui non potai mai stare. Mio amico, a me vicino, in qualche modo, non si può, c'è solo qualcosa di brusco, di ruvido, che lascia a sangunare le labbra delle ferite, e lo fanno a lungo, a lungo, talmente a lungo che non ne vale la pena. Basta così, basta con la depravazione del lamento, basta con questo mendicare, amplificato scontento, narrazione diseguale, traboccante, quello che chiami delirio, quasi scompiglio dei sensi, delle dita automatiche e sincopate su tasti che creano da soli parole e associazioni.
E' un anno fra poco che ti ho conosciuto, è ricorrenza che non festeggeremo, un anno in cui ti ho permesso di occupare tanto di me e tanto del mio tempo, dandomi poco valore, sottraendo. Tanto del mio corpo, delle fantasie, delle parole dello strazio, la tensione della carne, la commozione, l'incompiuto, la musica, la malia.
Basta davvero, so che il mio dono era prezioso, poteva esserlo e non lo sciupo più, me lo devo. Lo serbo, non per altro, o altri, in quel modo e in quella forma era solo per te e per te resterà cristallizzato, destinato alla cenere che ci aspetta. Tutti, senza distinzioni, di tutto questo non rimarrà niente, un girare sospeso, di falena impazzita, un mozzicone di vita, un desiderio sommato ad altri.In un mazzo di carte da gioco da cui esce il matto, il giullare.
