Al risveglio ancora mi accompagni: girano come stelle filanti, come andanti e riprese contese pezzi di musica, musica morta e musica viva, musica sorda, acustica arrabbiata, musica storta, sventrata, al risveglio ci sei e io lo chiamo dannato questo risveglio domenicale, questo risveglio perverso, anticipato, furente e diseguale, nel sogno ti ho sfiorato le labbra e avrei voluto continuare a dormire, a sentire, a dividermi in quei ( pochi) pezzi che ti piacciono per poi lasciarmi inseguire, fuggire, ribaltare i ruoli, annusare mazzi di fiori, sentirti capace di quell'amore fondamentale, sentirmi capace di poterlo meritare, ecco, questo nel sogno poteva arrivare( ci voleva pazienza, ancora attesa, perdono, condono, la possibilità sempre presente d'implorare)
E' periodo di luna piena e quindi terminano le ansie insonni di batticuori immeritati, di tachicardie senza speranza, quando tutto rimbomba, quando la stanza gira e nessun pensiero vira dalla parte giusta per portare a una pace angusta, stretta, minuscola e innocente(se di innocenza si può parlare), è periodo in cui dormire e sognare, sognar(ti)e d'amar(ti)è come in un luna park, come davanti allo zucchero filato, è percorso usuale, è abitudine normale, ogni notte si ripete, si cesella, il sogno si modifica, si imbelletta, ogni sogno è una stretta di desideri che si sono sbucciati apposta per indossare abiti adatti, lustrini nero su nero, tono su tono si dice che il nero smagrisce e se mai ci vedremo e non so se accadrà sarò nerovestita per sembrare ancora più pallida, e anche dimagrita e distante, un po' debole, ipotesa, drammatica nella resa.
Vorresti vedermi se ti garantissi una resa drammatica con poche parole?
Manichino preparato per tragedia quasi in atto( silenzioso).
Ecco. Questo potrebbe essere il mio titolo o l'epigrafe, l'epigrafe per la mia scrittura se tu cessi di alimentarla, se tu cessi di concederti al meglio- come fai- nell'assenza.
Brilli nell'assenza, te l'ho già detto, te l'ho già scritto, te l'ho fatto sapere?
Brilli, sento dissolvere ogni motivo, ogni ragione, ogni distinguo fra senso e non-senso che importa? La tua fosforescenza nell'assenza mi fa da bussola, diventa materia di flusso di coscienza, roba viva, con vene e cuore, tutto perfetto e funzionante, un corpo, la mia scrittura con te che lasci solo qualche segnale come pezzi di carne lanciati al cane che sono, al Pollicino in cui mi posso trasformare, grazie al tuo (non) esserci può brillare, lasciarsi scindere e ricomporre nel sogno, abbandonare inferni vuoti della tua presenza, di quella liquida immagine che ormai ho incorniciato come santino, la mia scrittura può farsi vero parto di feto morto? o di feto vivo per miracolo, o di bambino talmente piccino da necessitare un'incubatrice all'istante per aiutare, emergenza neonatale, assistenza, accoglienza e - ancora e sempre- assenza.
Al risveglio ancora mi accompagni e in questo scrivere forsennato e a tratti febbrile non so se sono mai riuscita a dirti grazie, grazie per questo vivere attraverso, vivere trasverso e trasversale, poter dimenticare, perdere e non dimostrare niente, se non il presente di un segnale di fumo che poi vola, s'invola, s'alza, si decolora, ma nel tempo largo del risveglio sudato il cuore a fatica si è placato, calmato, il cuore a fatica ha lasciato.( la presa, l'onirica visione)
( dedicato a Matteo Marconi che non c'entra, ma che dai giardini notturni può capire)
