venerdì 13 novembre 2009

E infine questo amore




Una cartolina, in attesa che la "Romanza di Zurigo"sia pronta. E, anche leggendo quello che c'è scritto è facile capire che, finalmente, questo amore slabbrato e mai finito, questo amore sublimato nell'assenza, nella distanza, nel fare senza, nel togliere, nel lasciar andare, nel dominarsi, nel costringersi, nel riposizionarsi, questo amore che perdura, che non si modifica, resta, incredibilmente non si snatura, si fa persino paziente, generoso, aperto, gioioso, ecco, è diventato storia. E' diventato quello che doveva. L'ho afferrato e tirato via dall'oblio. L'ho fatto, forse nemmeno te ne accorgerai, ma va già molto, molto bene così.

( colonna sonora di questo momento in cui faccio qualche piccolo nostalgico bilancio, comunque e sempre i Modena City Ramblers. Non me ne voglia Bertrand. Tornerò ai Noir Desir, anzi, loro, lui, ci sono sempre)

martedì 3 novembre 2009

diario infimo# amicizia da loggione

Sono tali le crepe e le vedi ingiuste e ti domandi troppo "Ansiolin"? Troppo "Noan"? Poi capisci che fra i vicoli e gli scoli trovi sempre sembianti somiglianti che sono altro, altro mestamente sgradevole, ma sono anche il tuo specchio( rotto con facilità a volte, in frantumi con un niente nello stesso modo di quello che vedi, adesso, incrinarsi, davanti ai tuoi occhi, e il fatto è che non ti frega più di tanto, scorre)

Finirà che lascerai galleggiare solo una tiepida gratitudine per essere stato la causa di quell'incontro, quello rimasto ficcato dentro, intriso dentro, 28ottobre2008, radio bolognese di controinformazione.
Quella gratitudine resterà incancellabile, indelebile, marchiata, tatuata sul dorso, riportata dove avvenne il primo bruciore di cicatrice, ecco, questo resterà, indissolubilmente legato ma comprimario, anzi comparsa.

sul resto pesano detriti, ingratitudini, onde d'urto, un dare esagerato- tu pensi, tu sai- un offrire e offrirti esasperato( nella vana ricerca amicale del doppio di quello che sai di aver perduto)

Sul resto rimane il bisogno di un tempo che si metta in mezzo, che silenzi paragrafi, parole, scritte o dette. Che silenzi ogni cosa. Ogni recriminazione ansiosa, ogni voglia di mantenerla un'amicizia da prima fila quando può salire nel loggione fino a data da ripensare.

lunedì 2 novembre 2009

il linguaggio ignoto dei fari

Ci sono foto di fari perché un giorno lui mi ha spiegato
che ogni faro ha il suo linguaggio, che nessun faro parla lo stesso
e, a Villefranche sur mer mi ha tradotto la lingua del faro
che illuminava di rosso la magnifica rada
e mi ha ricordato il linguaggio del faro di genova- la lanterna-
dove lui è anche entrato, tanti anni fa
in attesa di spiegarmi come parla il faro a Marsiglia
che luce, quanti lampi lunghi e corti
una sorta di alfabeto morse per le navi
un richiamo
Ho tenuto stretti gli orli, i lembi e i ghirigori della notte trascorsa.
Ne è venuta fuori una giornata anarchica, un po' nuda, carnosa e folle.
Niente male.

domenica 1 novembre 2009

manichino preparato per tragedia quasi in atto

Al risveglio ancora mi accompagni: girano come stelle filanti, come andanti e riprese contese pezzi di musica, musica morta e musica viva, musica sorda, acustica arrabbiata, musica storta, sventrata, al risveglio ci sei e io lo chiamo dannato questo risveglio domenicale, questo risveglio perverso, anticipato, furente e diseguale, nel sogno ti ho sfiorato le labbra e avrei voluto continuare a dormire, a sentire, a dividermi in quei ( pochi) pezzi che ti piacciono per poi lasciarmi inseguire, fuggire, ribaltare i ruoli, annusare mazzi di fiori, sentirti capace di quell'amore fondamentale, sentirmi capace di poterlo meritare, ecco, questo nel sogno poteva arrivare( ci voleva pazienza, ancora attesa, perdono, condono, la possibilità sempre presente d'implorare)

E' periodo di luna piena e quindi terminano le ansie insonni di batticuori immeritati, di tachicardie senza speranza, quando tutto rimbomba, quando la stanza gira e nessun pensiero vira dalla parte giusta per portare a una pace angusta, stretta, minuscola e innocente(se di innocenza si può parlare), è periodo in cui dormire e sognare, sognar(ti)e d'amar(ti)è come in un luna park, come davanti allo zucchero filato, è percorso usuale, è abitudine normale, ogni notte si ripete, si cesella, il sogno si modifica, si imbelletta, ogni sogno è una stretta di desideri che si sono sbucciati apposta per indossare abiti adatti, lustrini nero su nero, tono su tono si dice che il nero smagrisce e se mai ci vedremo e non so se accadrà sarò nerovestita per sembrare ancora più pallida, e anche dimagrita e distante, un po' debole, ipotesa, drammatica nella resa.

Vorresti vedermi se ti garantissi una resa drammatica con poche parole?
Manichino preparato per tragedia quasi in atto( silenzioso).

Ecco. Questo potrebbe essere il mio titolo o l'epigrafe, l'epigrafe per la mia scrittura se tu cessi di alimentarla, se tu cessi di concederti al meglio- come fai- nell'assenza.
Brilli nell'assenza, te l'ho già detto, te l'ho già scritto, te l'ho fatto sapere?
Brilli, sento dissolvere ogni motivo, ogni ragione, ogni distinguo fra senso e non-senso che importa? La tua fosforescenza nell'assenza mi fa da bussola, diventa materia di flusso di coscienza, roba viva, con vene e cuore, tutto perfetto e funzionante, un corpo, la mia scrittura con te che lasci solo qualche segnale come pezzi di carne lanciati al cane che sono, al Pollicino in cui mi posso trasformare, grazie al tuo (non) esserci può brillare, lasciarsi scindere e ricomporre nel sogno, abbandonare inferni vuoti della tua presenza, di quella liquida immagine che ormai ho incorniciato come santino, la mia scrittura può farsi vero parto di feto morto? o di feto vivo per miracolo, o di bambino talmente piccino da necessitare un'incubatrice all'istante per aiutare, emergenza neonatale, assistenza, accoglienza e - ancora e sempre- assenza.

Al risveglio ancora mi accompagni e in questo scrivere forsennato e a tratti febbrile non so se sono mai riuscita a dirti grazie, grazie per questo vivere attraverso, vivere trasverso e trasversale, poter dimenticare, perdere e non dimostrare niente, se non il presente di un segnale di fumo che poi vola, s'invola, s'alza, si decolora, ma nel tempo largo del risveglio sudato il cuore a fatica si è placato, calmato, il cuore a fatica ha lasciato.( la presa, l'onirica visione)

( dedicato a Matteo Marconi che non c'entra, ma che dai giardini notturni può capire)