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venerdì 30 aprile 2010

Runaway ,desiderio d'asfalto.


This is it and this was, corri, vieni con me ti amo, ti amo come amore da marciapiede, col sapore del selciato, ci immagino seduti su questo pavimento obliquo e malandato, this was, run away, immaginavo per noi un paese dei balocchi in ogni stato ( perché questa, qui illustrata è una frontiera) immaginavo per noi le carezze della sera, il sesso senza regole o timori della notte e tutta, proprio tutta, l'intimità del mattino. Ho vissuto di immagini perdenti?
May be. Tous ces beaux jeux inventés, lo so, la mia fantasia con quei giochi ha palleggiato l'impossibile, ha sostenuto l'incredibile, in bilico come una funambola, come un'artista senz'arte ho trovato la parte, anzi le parti, amarti, volerti, in vari modi, con vari studi, not easy, tu sais, mais, On pourra toujours refuser De devenir les premiers ou les derniers e io a questo ho creduto e per provarci ad essere vincente, in questo amore nato storto, piegato, irriverente, malato, avvelenato e sbagliato, ci ho messo un impegno sbagliato, una rincorsa rovente che era già lei, da sola, completamente perdente. Io e te, running away, l'immagine a tratti ritorna, a tratti ritorna l'intimità, il profumo, il tatto, la vicinanza, la parziale, impermanente alleanza, la vicinanza senza collera e paura, la voglia sincera, la carezza pura. A tratti, poi procede, stessa strada, verso altri altrove. Con altri. Di solito perdenti, ma non solo. I still love, and my desire is beyond.

lunedì 26 aprile 2010

In my veins



you have been that for a while,
lo sei stato, lo sono altri ormai, provarlo, dirlo, sentirlo, lasciarlo pulsare into the veins it's not easy, e non lo è stato affatto, un sentimento, un desiderio una pretesa a tratti violenta, uno sfratto dell'assenza, una intontita cadenza. Ma accidenti. Non è roba da poco, irrilevante gioco meschino, è dolente reale desiderio e poi carnale sentire in frontiere segnate attraverso il gioco a dadi di una geopolitica improvvisata, su una carta geografica già sorpassata, già obsoleta, già fatta in carne da macello, in brandelli ed orpelli da gloria a qualsiasi dio nell'alto dei cieli che mi veda in terra come portatore di buona volontà e magari mi salvi
...
questo. ma il mio corpo non somiglia a quella carta incendiaria, forse è incendiabile, persino scomponibile, sconcio nel pretendere ( ti. voglio. fare. un.pompino. e. non. è. un. gioco. del. mattino), sconcio nel darsi, corpo di scrittrice- meretrice, a tratti- solo a tratti- di consumata attrice che il maleficio non sfugge, che la strega non riconosce, che dice e non dice, che si concede, e si vede nello specchio di alice ( ma è tutto sfocato, era 3D, occhiale apposito buttato) Alle tre dimensioni ho sempre favorito quella della mia miopia che vede bellezza, carnalità possibile, intimità, sudore, vertigine di respiri, fisionomie dinamiche e intrecciate, anche dove, alla fine, non c'è che un'illusione ottica. Autostrada di notte, prossima uscita, no, non ancora.
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you have been that for a while, il sangue si è depurato di scorie adagio adagio, ormai, è rimasta una mano bruciata dalla famosa sigaretta, e una follia stracciata come una carta sbagliata, nella fretta, it was born in the rain, lo ricordo io e anche tu e died diuring a strange spring. Spring non significa mai rinascita reale. La rinascita (carnale o meno) è interiore, e nelle vene è scorso sangue+ dolore+ follia+ diazepam+ eresia ( essere eretica mi è sempre piaciuto) è andata così. Poi la mossa dell'arroccamento ha dato a tutto un nuovo piano- sequenza, vedessi che frames stavolta, un portento.(Le marchand de sable est passé)

( sorry for the soundtrack, it's simply necessary)
( pubblicato in forma leggermente diversa, originariamente su http://eroticnotes.menstyle.it)

sabato 24 aprile 2010

Nella città dell'illusione

Devastata la città si illumina di zampilli di luce senza pace, rosa, gialla, blu, fucsia, verde, devastata la strada è piena di detriti, pezzi d'intonaco, tranci di pizza addentata e buttata, rossetti non finiti, infradito da supermercato lise e abbandonate, preservativi, tanti, malinconia rappresa in monili troppo infantili per trovarsi proprio qui. Bambole -faccia - di ceramica- al mio passaggio emettono una eco di stupore, ohhhhhh! Io non le guardo, non guardo i loro occhi, a volte dalle pupille diverse, a volte finti come loro, a volte semplicemente inesistenti, occhi- fosse scavate nella creta delle loro fisionomie infelici.
...

Io sono nuda, e nuda cammino per la zona di devastazione, la Città Illusione, viene chiamata, la promessa mancata di architetti perfetti scacco matto-prendo tutto. La Città per puttane e pervertiti, una sveltina ** euro, un pompino senza guanto, dai che ti frega *** euro, e se mi fai un servizio completo, allora possiamo arrivare a cifre molto, molto più consistenti. La Città Illusione conosce i suoi venditori di chimere e digrigna i denti, in certe sere disfatte, in cui perdo la bussola, la strada e la mia storia passata e mi ritrovo a percorrere angoli imprevisti, a ricordare i rischi passati e gli sfondamenti futuri, i sicuri dolori, i pochi piaceri mercenari. Con le mie calze feticcio, la mia magrezza" forse sono malata ma preferisco non sapere", il mio stupore verso ogni animale viscido e incombente che mi scivola accanto per scoparmi, umiliarmi, nemmeno guardarmi.
...
Chimere restano anche accartocciate vicino a venditori di Kebab che hanno imparato l'italiano e l'atto di dolore, la messa in latino e la quantità di minuti che può durare, per essere perfetto un pompino, hanno dimenticato il nome arabo dell'atto impuro, e sanno che piegandomi la testa con le grosse mani a pala vanno di certo sul sicuro. Intanto. Intanto le luci nella Città Illusione si fanno caleidoscopio di una scia di passione poveraccia, di una passione stracciata, di una armonia devastata da tsunami improvvisi e da croci di crociati, le luci si allargano, blu, rosa, fucsia, verde, illuminano parallelepipedi di cemento, chi sta fuori a sniffare e pisciare dietro le rose e chi è dentro, la Città non ha nessun problema. Che tutto questo accada, che inizia e finisca nella vertigine di quello che lei è, una rifrazione sbagliata
( apparso in forma leggermente diversa su http://eroticnotes.menstyle.it)

giovedì 22 aprile 2010

ma quanto sono piccole e meschine . variazioni sulle rovine

ma quanto sono piccole e meschine le mosse non ortodosse dei raccoglitori di scarti altrui, ma quanto sono piccole e meschine le perversioni bambine degli uomini da niente che con niente costruiscono un puzzle incompetente, travalicando il senso del reale, nel piccolo il loro usuale essere, nel piccolo il loro stare, i loro corpi li immagino contratti, senza polpa vera, senza viscere con sangue anemico che non macchierebbe, con ambizioni destinate a preparare terreni incapaci di dissodare davvero, il nucleo più intimo e sincero, quello reale
...
ma quanto sono piccole e meschine le mosse non ortodosse, le piroette fasulle, il desiderio non premiato delle menti ingabbiate da irrisorie tornate di frettolosa voglia. di salire in classifiche ( voglie da ipermercato) per una gloria di un istante e un giorno, di giocare su quello che è già stato, di ignorare il lavoro già arato, ma quanto sono piccole e meschine le fiere bambine che spolpano ossa di pollo già passate al guado, ma quanto il nostro io gioca di rado con l'allargare lo sguardo, sul vedere davvero, che si tratti di corpo, di illusione, di vertigine, aborto, abisso e mare, di orli sghembi, di emozioni da tremare, di tozzi di pane, ma prego, ma tieni, ma accomodati, ma fanne quello che vuoi, ma abbellisci la tua versione come un albero di natale fuori stagione.
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ma quanto sono piccole e meschine le solitudini isolate di uomini e donne, di prostitute, blogger, tecnici al seguito di musicanti di brema, di fotografe dai denti del vampiro, di blogger e surfisti, navigatori e linotipisti, di serial killer e protagonisti di spettacoli ad uso consumo di qualcosa. Qualcosa. Che. Non . Brilla. Qualcosa. Privo. Di Carne. Viscere. Umori.
...
Mentre non sono piccoli e nemmeno meschini le nostre mani tese, le generose attese, i nostri dolori.
(presente anche in forma diversa qui


( per salvarsi la vita, per respirare)

martedì 20 aprile 2010

Chimica

Mi hanno sempre attirato anime chimiche e chimici sedativi non omeopatici. Grazie al diazepam ho permesso la reiterata deflorazione del mio ventricolo destro, poi di quello sinistro, poi di ogni nostalgia NON sinistra, poi di ogni ricordo lussureggiante appartenente a un recente passato di concordia. (stelle filanti, natali di marzapane da indigestione).

Questo è stato. Permettere la deflorazione( non un pedofilo, non uno sconosciuto da angiporto), evitare l'escissione totale ma trovarsi lembi di ferite impossibili da far combaciare perfettamente( alternativa: rifarsi la pelle, rifarla tutta, pube depilato come barbie e una specie di muta da sub con cellule prese altrove), impossibili se non con malagrazia pronte a rivelare un' apparenza storta, sghemba e disgustosa è stato un attimo, un clamoroso momento di distrazione, in cui uno specchio deformante mi ha ingrandito il sembiante usuale e ho incontrato una strega travestita da fotografa di prima linea con lunghiCapelli, sorriso a punto interrogativo malefico, e voglia di fare a brandelli gli ostacoli sulla strada, scansati, spostati, dammi o vattene, fammi fare, resuscita il mio fare: ho incontrato lei insieme le parole dell'astio al posto di quelle della benevolenza uscite dalla bocca sfuggita alla lenza del destino di una sanguisuga dai capelli brizzolati e dal gergo dei giovani arrabbiati di vent'anni di meno, sanguisuga senza gran colpa, ma senza polpa e senza interessante relazione se non con la sua personale, ininfuente insoddisfazione.

Orrori psyco di madri apprensive piangenti con voci in falsetto e insalata fra i denti.

Come sotto un neon particolarmente invadente
Come in un'astanteria di un qualsiasi ospedale dove passano in continuazione codici rossi e poi cadaveri

( tu comunque continui a contemplare il tuo codice trasparente e ti viene persino voglia di correre in bagno a masturbarti per ingannare il tempo, gambe larghe e mutandine abbassate, non rompete e cercate in altri reparti, buonanotte)