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martedì 20 aprile 2010

Chimica

Mi hanno sempre attirato anime chimiche e chimici sedativi non omeopatici. Grazie al diazepam ho permesso la reiterata deflorazione del mio ventricolo destro, poi di quello sinistro, poi di ogni nostalgia NON sinistra, poi di ogni ricordo lussureggiante appartenente a un recente passato di concordia. (stelle filanti, natali di marzapane da indigestione).

Questo è stato. Permettere la deflorazione( non un pedofilo, non uno sconosciuto da angiporto), evitare l'escissione totale ma trovarsi lembi di ferite impossibili da far combaciare perfettamente( alternativa: rifarsi la pelle, rifarla tutta, pube depilato come barbie e una specie di muta da sub con cellule prese altrove), impossibili se non con malagrazia pronte a rivelare un' apparenza storta, sghemba e disgustosa è stato un attimo, un clamoroso momento di distrazione, in cui uno specchio deformante mi ha ingrandito il sembiante usuale e ho incontrato una strega travestita da fotografa di prima linea con lunghiCapelli, sorriso a punto interrogativo malefico, e voglia di fare a brandelli gli ostacoli sulla strada, scansati, spostati, dammi o vattene, fammi fare, resuscita il mio fare: ho incontrato lei insieme le parole dell'astio al posto di quelle della benevolenza uscite dalla bocca sfuggita alla lenza del destino di una sanguisuga dai capelli brizzolati e dal gergo dei giovani arrabbiati di vent'anni di meno, sanguisuga senza gran colpa, ma senza polpa e senza interessante relazione se non con la sua personale, ininfuente insoddisfazione.

Orrori psyco di madri apprensive piangenti con voci in falsetto e insalata fra i denti.

Come sotto un neon particolarmente invadente
Come in un'astanteria di un qualsiasi ospedale dove passano in continuazione codici rossi e poi cadaveri

( tu comunque continui a contemplare il tuo codice trasparente e ti viene persino voglia di correre in bagno a masturbarti per ingannare il tempo, gambe larghe e mutandine abbassate, non rompete e cercate in altri reparti, buonanotte)