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giovedì 12 agosto 2010

Ti raggiungerò

Ti raggiungo ogni notte nella stanza del pianoforte a coda e ti stringo forte mentre il cuore batte in stereofonia per chissà quale incubo che non posso sapere, e ti accarezzo i capelli raccontandoti della cinese che fa magie dal suo ristorante barocco e luminoso.Ti raggiungerò in un futuro che in fondo non esiste- il futuro non esiste MAI- un futuro che sfiora che possiede con le parole ma dove le persone restanzo straziate, atrocemente sole. Dove le tracce sono colori, aerei e arcobaleni pitturati a metà. Dove le persone piangono lacrime di dolcezza che si infiltra in ogni piega del corpo e dove la bruciatura non è metafora. Ti invierò piccoli amuleti, tappi lavorati come statuine del presepio perenne di una chiesa sconsacrata,(magari ortodossa) ti spedirò la nostra foto sovversiva mentre incidiamo cuori e parole in cirillico da ricopiare sui muri pieni di tag di un edificio dismesso, ti invierò le storie scritte sulla sabbia troppo densa, l'inno del tuo paese che mi piace tanto, il piccolo libro del quale hai inventato la storia seguendo tracce e parole tutte tue e non mie, ti invierò speranze che non ho ma che vorrei solidificare, vorrei dannatamente solidificare senza sapere che solo così tutto si sciupa. TI raggiungerò in qualche modo stringendo i pugni e piangendo di fronte al parco dove abbiamo camminato scalzi fra facce scandalizzate clamorosamente ridendo e dove ti ho detto che tre vecchie vestite di nero erano le cattive streghe dell'ovest. Boschi d'emozioni non contaminate. Esistono. Ti assicuro, lì io ti raggiungerò e qualcosa di me da quelle parti, anche solo il mio modo ridicolo di dire "mala-dietz" non ti abbandonerà mai e poi mai. Carezzando ipotesi future, perché incontrarti è il colore del mondo e se questo mondo ha ancora "benedizioni" o protezioni e non si è già giocato il jolly , tu sei una protezione più potente del nodo sulle mie corde rosse tibetane. Tu.