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giovedì 2 giugno 2011

Incontri calandestini_collo, mucose, lembi




Incontri clandestini oscuri di trasparenza, dentro di me un “senza” che si incrina. La partitura rovesciata, resta, per terra, calpestato tramestio di note in volo, resta, in un incompreso fiume di parole senza data.( non è una storia vecchia come il mondo? non è storia già nota, mai passata, vorrei dire conformista, tralasciata dall’artista che allunga la mano nell’altrove, che somma la storia con il dove e con dei come colorati di murales?) Incontri clandestini, stanze chiuse dove far venire sera, Affogata da umore crepuscolare, da un reale contraffatto dal sogno che può solo consumarsi e consumare: non c’è niente di più banale che il tradire, il mentire, l’uccidere e il torturare ipotesi d’amore che nascono nel selvaggio morso di un desiderio, per sbriciolarsi nel contesto- ragnatela del borghese benestare. Fatidico e fatale è il bilico dell’integrità, la mia, fatidico e fatale può essere l’esito e ancora peggio il finale, ma allungo una mano, la taglio di striscio e l’integrità la riesco a salvare.

Sono e resto: ingenua, clownesca incredula distante, capace di scrittura destinata a rimanere ferita, di un sonno-veglia fra cuscini d’arcobaleno, fra inonnie di angeli caduti che pugnalano piccole proiezioni, speranza, palpitazioni- passaggi senza stantio restare( e per fortuna). (dis)illusioni, forse i tranelli dei rimbalzi conservatori: davvero, non sapevo dei traditori, dei cuori da ribaltare, da nascondere, facili da spaventare, no non sapevo, piangevo senza un perchè reale, conoscevo altro, del funambolo, dei cerchi di luna, di panna e zucchero filato, della fortuna riflessa negli occhi di un bambino venuto da lontano, nell’amore che conosce la canzone di Miracolo a Milano, delle magie fra tracce di parole. No, che ci fossero le “strategie da traditore”( e avevo già in tasca il mio bel manuale, nuovo di zecca, pronto da consultare) nulla sapevo, del resto della vita avevo fatto buone lezioni, tralasciando finzioni, perseguendo politica e realtà, attente osservazioni, letture, e tantec(ma proprio tante se si può dire) Ma tradire. Tradirsi. Ferirsi per non sentire della perdita, dell’impallidire. Sempre dentro, in interni pomeriggio-notte. Col morso il gemito, il rimpianto e il tremito. Per arrivare? Dove non farà più male neanche quello che un tempo avrebbe fatto saltare sul letto sudato e persino urlare. ( perchè il punto è quello, senza carezze di prospettiva, volontà reattiva, il fottersene della invettiva dei benpensenti, lo stupire con l’iniziativa dei maghi danzanti, senza questo dove si può arrivare? A un cazzo di disprezzato niente, a un rimpianto sporcato, a un boccheggiare) Incontri clandestini, a mezza strada, a strada intera di cui captare solo che il non- tempo diventa chimera, deviare all’istante prima di quel resto ( spezzarsi) che non vale un mezzo centesimo, un pretesto, un giro in tram senza pagare, un farci sopra l’orpello del narrare, deviare, con quasi -urgenza prima di quell’inevitabile accadere che porta il lavoro in stallo e rende l’integrità cristallo.

La può incrinare, la mette a rischio, dissonanza, buona creanza reputazione volontaria rintracciabile reclusione, danaro come motivazione ( sussulto), treni, tanti treni, sbalzi di pressione, mai irreprensibile ragione (è non è il solito, stantio lamento degli amanti, è l’urlo di chi SA che può volare, toccare le nuvole, ballare esagerare ansimare travolgere ricominciare parlare condividere, baciare e ancora e ancora e ancora, baciare, schiudersi, è l’urlo e il canto di chi vuole ipotesi, vittorie sul tempo, il fiore di carta, il dolce di panna, il tango nel vento, il portento, il doloreAmore, il vero ed autentico stupore.)