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lunedì 6 giugno 2011

Sussurro di sangue dal corpo - parola.

e alla fine è questo, il sapore di malinconia che fora la pelle, che fa schizzare sangue, di scrittura, ma sangue comunque, lo posso assicurare, alla fine è questo, il sapore di languida tristezza, dell’inganno perpetuato, della solitudine rimasta, solitudine rafferma, malferma, notturna, con musica e senza, e la ferita che resta e non ha pace, eppure la deve ritrovare, in fretta, senza indugio,la pace per qualcosa di importante ( e imminente), rannicchiando il corpo inquieto in posizione fetale, proteggendolo, per un poco, lasciarlo stare, senza dirsi, senza dire, senza continuare, impietosamente, a radiografare. A fare delle risonanza magnetiche senza salvezza o indulgenza di ogni esperienza ( carnale, reale). Posso evitarlo ogni tanto? Ma ho fatto una promessa, scrivere qui con onestà radicale, con spietatezza necessaria, senza omissioni ( solo minuscole salvaguardie) e lo devo fare.


Però ti giuro, profumavano di più le tue parole.Questo mi ha confortato. Profumavano di qualcosa che non veniva frenato in rincorsa ma arrivava-arriva, vicino al cuore. Il resto è stata vanità del corpo ( venerato, appagato, apprezzato, voluto, preteso, donato, ricevuto, riempito, certo, ma doppioinganno- al ritorno quasi strisciare per un imbarazzo contorto, nessun compiacimento, niente da fare) e stupro della mia morale( chi l’avrebbe mai detto eh?) e stupro anche politco, in qualche modo, quella scelta di campo, del come e dove stare( e le scelte del corpo SONO sempre politiche, devono esserlo). Non è nulla, forse solo una considerazione. Sul darsi senza misura, senza contenimento. E’ un problema mio. E’ sempre il come. Il cosa, non si mette neanche in discussione.