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domenica 17 luglio 2011

Quello che succede



Memoria

Il tempo corrode le immagini, i ricordi
Senza i quali noi pensiamo di non poter vivere.
Esso non ci lascia che un'amarezza triste
E qualche punto sensibile, da non toccare.

CI dispiace, talvolta, d'aver smesso di soffrirne
Talmente meritavano di esser ricordati
E' la vita che se ne va da noi, è un'assenza.
Che ci lascia più soli, senza penam senza amore.

Louis Brauquier

( dedicata ad Andrea e all'amarezza sanguinante, non triste, rimasta. )


da Je connais des iles lointaines
Edition La table Ronde Paris 2000

traduzione mia
poesia pubblicata nella raccolta di racconti Magnificat Marsigliese di Francesca Mazzucato
edizioni Creativa 2007


(L'immagine è mia, stazione di Marsiglia 2011)

martedì 12 luglio 2011

la miserabile carità carnale






perché sono miserabili carità quelle che ci facciamo prima di quella missiva non cestinata ( l'addio) ma inviata con pretestuosi tentativi di spiegazioni, perché sono questo, questo niente, e non veri, incredibili doni? pronti a resistere alle espansioni, anche fuori luogo, fuori fuoco, fuori decoro, pronti al sugo da succhiare, a offrire la guancia per farsi picchiare e godere,esposizioni di ridicolo, o passaggi tortuosi per sipari strappati: raramente esagerato fasto di (im)perfezione. raramente qualcosa che sappiamo per noi vitale anche facendoci un po’ male, o paura o sconcerto, ma trovando il nostro fiato, il nostro odore-dolore-sapore necessario, certamente parziale, frammentario e prezioso, irrorato di umore, candore vizioso, mani strette a x sulla testa e poi. e poi quella necessità. provvisoria. carica d’amore. sbriciolarla? da perseguire per chi persegue tutto ciò che si rende "Osceno"( porta fuori scena l'avvolgersi come matasse di lana morbida), io non perseguo niente, ci provo, imparo( lo dicevi) accetto il tumulto, tornerà. questo vale una vita di tentativi.”

lunedì 11 luglio 2011

epic of the fall /again





Cado.Porte chiuse a chiave e un corpo che non riconosce il giorotondo, che si raggruma in angoli di salvezza, che si carezza di rado, che si guarda laterale, che si vorrebbe far male ma si frena, che drena gli scivolamenti crudeli, immagini che non mi possono sentire, moviole da avvertire che si devono riavvolgere e buttare. Foschie nella testa, brume. Scivolare adagio. ( arte sottile), magia di Giacometti quando lui solo mi tirava fuori dal nascondiglio e mi diceva che no, non sarei caduta, che mi potevo fidare. Annuivo e seguivo, kunsthaus e altrove, ma soprattutto lì, a guardarlo per ore incantate.

musica strappata

bruckner bruckner bruckner wagner Tchaikovsky e il direttore d'orchestra ( e la sofferenza) e l'ascolto. senza. ( per fortuna che c'è Barenboim, di lui ti ho parlato io,ricordi? mi aiuta. lenisce. unguento di note. )

rimarginare






tra noi è stato necessario, lo era, fatalità, bilico e destino. adesso il pensiero mi culla per narrare, "movimentata immobilità", labbra screziate di trincee, le hai fatte tutte tu. avevo e ho questo desiderio da combattente, della ferita che non si può rimarginare, te l'ho detto e a Zurigo l'ho lasciato avvenire.dovrà almeno il desiderio pian piano sparire. o restare, gli faccio spazio, gli lascio posto nell'angolo di strazio.

Collare: sulla verità

stanze fitte della nostra carne e il mio corpo tutto. per te tutto. Svizzero questo ti ho dato, perché finire? perché non pensarlo un ponte, un momento simile a quel "ponte passeggiato" dove mi portasti ammirando le mie perle, agli inizi, nel momento in cui tutto era sogno, e delle fini nulla sapevamo?


perle, collo, collana collare, quindi qualcosa che stringe? no; forse non stringe, qualcosa che umilia allora? affatto, anzi, un collare che va immaginato lungo e colorato, perfetto a tratti, perfettibile in altri, aggiustabile ma lasciando che il tempo lo sistemi, ( la cintura è stata perfetta) lasciando che siano le cose, e solo le cose a dargli lo spazio fra tutto quello che un tempo è stato strazio e nel corso di un giorno diventa labile, silente perfezione che si declina con garbo ed emozione ( ma lo conosce la tua mogliettina paziente e Protestante questo tuo lato oscuro, esaltante, segreto e celato?)


un collare, imparare, capire, parlare, abbracciare, gioire, un collare, arcobaleno, non nero ma brillante, non inquietante e tetro ma fosforescente, un collare simbolico, una cosa apparente, che in realtà non esiste,  non esiste tangibile e preciso, ma disinfetta dal consueto, deterge dal banale, dalla strada lineare, dal consumo che si biasima, rapidamente e senza gustare, così lo vedo e lo penso, così lo sento, questo collare, invisibile, dolce, un incantesimo, una luce di festa possibile, una profonda irredimibile piroetta( di mani bocca corpo sorriso spalle capelli occhi, occhi che ridono, occhi che pensano, risate e parole e  un abbraccio e ancora gioia e coca light e parole e) un collare, uno strano simbolico, qualcosa che dentro sento sbriciolare, qualcosa di mai sentito, di mai offerto e ricevuto, e, nello stesso tempo, terribilmente carnale, quindi vero: era verità quella, era un filo di zucchero candito che ci eravamo avvolti attorno, che ci faceva godere, leccare il dito, tornare al luna park, smantellare la compassione, il resto, il contesto, non una relazione adulta e adatta. Non fa per me, ma neanche per te, e lo sai bene. Ora hai sengnato con un tratto di penna, ma dentro. Il tumulto, quella parola che usavi così tanto e così bene, non basta la penna, non basta lo schema.

rifugiata



La sua voce a tratti riappare ma sempre più lontana, una voce remota un nastro del passato. Scrivo di lui ovunque posso, soprattutto sul tumblr, dovrei scrivere qui, qui mi riparo. Qui mi sento la rifugiata che sono sempre stata. Estrema, nelle manifestazioni di amore come in quelle di dolore, ho lasciato il dolore allo spazio che potete seguire fra le griglie chiare. Su Bodies Books and Sorrows il grido. Poi c'è la Limmat, il mio cigno, così maestoso cosi bello, devo vederlo ( lo vedrò, andrò, non ora, ora non si può) Giornate. Le mie, le tue, catene senza le nostre voci, senza le nostre carezze a distanza, giornate di consolazioni dei grandi e piccoli niente che si fanno, senza controllo, ossessioni: un sobrio lavoro quotidiano e metodico, affetti sicuri attorno e accanto, narrazioni, contatti e il solito pandemonio. Nella pancia, nel ventre. Che tengo a bada. Da resistente.
Il mio cigno manca. Manca la città dove sta,dove stai anche tu ma non mi riguarda più, non mi riguarderà, uno dei tanti, piena di uomini volendo, piena di altre cose da studiare per l'altro progetto, per la narrazione promessa, città -mio-itinerario, dove tornerò e la prima volta sarà dura, o forse neanche tanto, dipende. Lì, a Zurigo, si svolge il mio lavoro attuale, il romanzo che sto completando. Impegnativo, vero, fino a farmi vomitare i sentimenti più ambigui e remoti, mi addormento di notte sulla tastiera, mi dico,ora relax, ora guardo una puntata già vista di qualsiasi cosa su Sky poi riprendo. Un "Criminal Minds", un "SOS Tata". Seguo imamgini senza concentrazione, stanca in ogni fibra, le palpebre cedono, mi chiedo perché, perché scrivere, continuare, perché, comunque, pervicacemente narrare e narrare. Questa volta devo. Ogni volta la stessa risposta (torno alla vita col libro) Mi addormento. Il risveglio è accompagnato dallo schermo ancora in stand by. Quella storia. Di finanza e di amore, di morsi, di un uomo e una donna sbranati divisi e lontani.
Devo narrare.
Poi tornerò a Giacometti. A Chagall, al mio andare per la ricerca complessa. A novembre promuoverò quello nuovo, ci sono nomi e dettagli che modificherò in un momento di pace. Ora la stesura è verosimile e mi aiuta. Più di così, ispirata a una storia vera, non potrebbe esserlo, c'è la tua bocca, la mia, l'assenza di alternative, il respiro incontrollato. Una storia verissima. Una storia che i polpastrelli arrancano a digitare. Inumidita, bagnata, sgocciolata di una carezza necessaria, un fiume, un cigno, una storia bancaria, una soglia. ( mi davi vita così spesso, te la davo anch'io, ci siamo partoriti, poi occorre lasciar andare, questo è il nesso e la dannazione, per lo scrittore è l'espiazione suprema del suo debito con la scrittua, del suo dover essere un "disturbato che disturba", un "ferito che ferisce". Questo, per ora. Poi sarà un andaretornare. Qui, un tornare sempre.Qui su Sovvertire)
Ci sono libri in uscita e vertigini prossime venture, c'è il bambino venuto da lontano,per due mesi con noi, c'è il compagno, c'è stato il festival di Nizza, e il fisarmonicista- spettacolare. Segmenti di cose. Battimani e sudore. Il fading avviene, lo trattengo ancora un pochino, giusto per narrare meglio, identificarmi con la completezza che ci vuole, sapere che sarà un altro tassello del mio mosaico esperienziale, che un segmento di me è quasi pronto a diventare romanzo. E poi ci sono le ricerche fatte, tante. Della vicenda bancaria attuale, non ci sarà tutto, ma molto di certo. Insieme a quell'abisso. Lo sai, il nostro, quello spettacolare inarcarsi di corpi e di amore: nella vita si rinuncia alle persone, si sbaglia ma lo si fa lo stesso. In tante ci corrompono con le loro menzogne, ci ritroviamo chi non ci fa del bene. Non so ancora cosa pensare, cosa sono stata, cosa sei stato, ormai, oltre al ricordo slavato. Come me, rifugiato forse, fin dalla scelta di quel paese che non è il tuo, chi lo sa. ( to be continued)