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lunedì 11 luglio 2011

Collare: sulla verità

stanze fitte della nostra carne e il mio corpo tutto. per te tutto. Svizzero questo ti ho dato, perché finire? perché non pensarlo un ponte, un momento simile a quel "ponte passeggiato" dove mi portasti ammirando le mie perle, agli inizi, nel momento in cui tutto era sogno, e delle fini nulla sapevamo?


perle, collo, collana collare, quindi qualcosa che stringe? no; forse non stringe, qualcosa che umilia allora? affatto, anzi, un collare che va immaginato lungo e colorato, perfetto a tratti, perfettibile in altri, aggiustabile ma lasciando che il tempo lo sistemi, ( la cintura è stata perfetta) lasciando che siano le cose, e solo le cose a dargli lo spazio fra tutto quello che un tempo è stato strazio e nel corso di un giorno diventa labile, silente perfezione che si declina con garbo ed emozione ( ma lo conosce la tua mogliettina paziente e Protestante questo tuo lato oscuro, esaltante, segreto e celato?)


un collare, imparare, capire, parlare, abbracciare, gioire, un collare, arcobaleno, non nero ma brillante, non inquietante e tetro ma fosforescente, un collare simbolico, una cosa apparente, che in realtà non esiste,  non esiste tangibile e preciso, ma disinfetta dal consueto, deterge dal banale, dalla strada lineare, dal consumo che si biasima, rapidamente e senza gustare, così lo vedo e lo penso, così lo sento, questo collare, invisibile, dolce, un incantesimo, una luce di festa possibile, una profonda irredimibile piroetta( di mani bocca corpo sorriso spalle capelli occhi, occhi che ridono, occhi che pensano, risate e parole e  un abbraccio e ancora gioia e coca light e parole e) un collare, uno strano simbolico, qualcosa che dentro sento sbriciolare, qualcosa di mai sentito, di mai offerto e ricevuto, e, nello stesso tempo, terribilmente carnale, quindi vero: era verità quella, era un filo di zucchero candito che ci eravamo avvolti attorno, che ci faceva godere, leccare il dito, tornare al luna park, smantellare la compassione, il resto, il contesto, non una relazione adulta e adatta. Non fa per me, ma neanche per te, e lo sai bene. Ora hai sengnato con un tratto di penna, ma dentro. Il tumulto, quella parola che usavi così tanto e così bene, non basta la penna, non basta lo schema.