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lunedì 11 luglio 2011

rifugiata



La sua voce a tratti riappare ma sempre più lontana, una voce remota un nastro del passato. Scrivo di lui ovunque posso, soprattutto sul tumblr, dovrei scrivere qui, qui mi riparo. Qui mi sento la rifugiata che sono sempre stata. Estrema, nelle manifestazioni di amore come in quelle di dolore, ho lasciato il dolore allo spazio che potete seguire fra le griglie chiare. Su Bodies Books and Sorrows il grido. Poi c'è la Limmat, il mio cigno, così maestoso cosi bello, devo vederlo ( lo vedrò, andrò, non ora, ora non si può) Giornate. Le mie, le tue, catene senza le nostre voci, senza le nostre carezze a distanza, giornate di consolazioni dei grandi e piccoli niente che si fanno, senza controllo, ossessioni: un sobrio lavoro quotidiano e metodico, affetti sicuri attorno e accanto, narrazioni, contatti e il solito pandemonio. Nella pancia, nel ventre. Che tengo a bada. Da resistente.
Il mio cigno manca. Manca la città dove sta,dove stai anche tu ma non mi riguarda più, non mi riguarderà, uno dei tanti, piena di uomini volendo, piena di altre cose da studiare per l'altro progetto, per la narrazione promessa, città -mio-itinerario, dove tornerò e la prima volta sarà dura, o forse neanche tanto, dipende. Lì, a Zurigo, si svolge il mio lavoro attuale, il romanzo che sto completando. Impegnativo, vero, fino a farmi vomitare i sentimenti più ambigui e remoti, mi addormento di notte sulla tastiera, mi dico,ora relax, ora guardo una puntata già vista di qualsiasi cosa su Sky poi riprendo. Un "Criminal Minds", un "SOS Tata". Seguo imamgini senza concentrazione, stanca in ogni fibra, le palpebre cedono, mi chiedo perché, perché scrivere, continuare, perché, comunque, pervicacemente narrare e narrare. Questa volta devo. Ogni volta la stessa risposta (torno alla vita col libro) Mi addormento. Il risveglio è accompagnato dallo schermo ancora in stand by. Quella storia. Di finanza e di amore, di morsi, di un uomo e una donna sbranati divisi e lontani.
Devo narrare.
Poi tornerò a Giacometti. A Chagall, al mio andare per la ricerca complessa. A novembre promuoverò quello nuovo, ci sono nomi e dettagli che modificherò in un momento di pace. Ora la stesura è verosimile e mi aiuta. Più di così, ispirata a una storia vera, non potrebbe esserlo, c'è la tua bocca, la mia, l'assenza di alternative, il respiro incontrollato. Una storia verissima. Una storia che i polpastrelli arrancano a digitare. Inumidita, bagnata, sgocciolata di una carezza necessaria, un fiume, un cigno, una storia bancaria, una soglia. ( mi davi vita così spesso, te la davo anch'io, ci siamo partoriti, poi occorre lasciar andare, questo è il nesso e la dannazione, per lo scrittore è l'espiazione suprema del suo debito con la scrittua, del suo dover essere un "disturbato che disturba", un "ferito che ferisce". Questo, per ora. Poi sarà un andaretornare. Qui, un tornare sempre.Qui su Sovvertire)
Ci sono libri in uscita e vertigini prossime venture, c'è il bambino venuto da lontano,per due mesi con noi, c'è il compagno, c'è stato il festival di Nizza, e il fisarmonicista- spettacolare. Segmenti di cose. Battimani e sudore. Il fading avviene, lo trattengo ancora un pochino, giusto per narrare meglio, identificarmi con la completezza che ci vuole, sapere che sarà un altro tassello del mio mosaico esperienziale, che un segmento di me è quasi pronto a diventare romanzo. E poi ci sono le ricerche fatte, tante. Della vicenda bancaria attuale, non ci sarà tutto, ma molto di certo. Insieme a quell'abisso. Lo sai, il nostro, quello spettacolare inarcarsi di corpi e di amore: nella vita si rinuncia alle persone, si sbaglia ma lo si fa lo stesso. In tante ci corrompono con le loro menzogne, ci ritroviamo chi non ci fa del bene. Non so ancora cosa pensare, cosa sono stata, cosa sei stato, ormai, oltre al ricordo slavato. Come me, rifugiato forse, fin dalla scelta di quel paese che non è il tuo, chi lo sa. ( to be continued)