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lunedì 14 luglio 2014

A proposito di Joyce (e delle ragioni dell'esilio)

Un partire costante, un viaggiare ininterroto, una fuga
Sarà di James Joyce a Zurigo che mi occuperò prossimamente.
Narrativa in formato breve, minuscoli frammenti (tre racconti pubblicati su antologie uscite in America e in Francia e poi ebook, storie brevi, o troppo lunghe per lasciare indenni dopo la scrittura)
E luoghi.
Quest'anno è uscita Bologna segreta.

Saranno nuove partenze, molto presto.
Sempre fra le viscere di un'illusione

Solo rose bianche

Ho scritto tanto anche se adesso la scrittura è più difficile di un tempo, fluisce con difficoltà e fatica, brucia la pelle, coinvolge sensi e bisogni, coinvolge la paura, il passato, e il tempo che si sovrappone e si sbriciola adagio, diventa solo invenzione, non tempo.
Uscirà presto. Questo. La rosa bianca è una costante
Informerò, insieme al resto.
Intanto, le novità di Errant Editions le trovate qui
La piccola casa editrice digitale continua la sua strada, alla ricerca di storie, progetti e sogni.

tracce/immagini/ navigazioni

Su questo blog rimangono tracce di passato, link antichi. Non li cancello. Non so perché non aggiorno, non decido un restyling, Potrei. Mi fate la gentilezza di leggerlo in tanti. Mi arrivano mail, messaggi. Eppure.
Nel tempo che scorre cambio io, cambiano i capelli, cambiano le storie. Ogni tanto scrivo recensioni qui, potrei scriverle anche qui, in questo spazio che vuol farsi raccoglie tracce, che si fa contenitore.
C'è altro e di più sicuramente qui
Sono stata così, per un po'
Ed è stato come tornare indietro nel tempo, quel rosso -adolescente, quel colore delle origini.
Adesso mi diverto sempre a giocare con le foto.

I capelli sono di nuovo scuri, e porto al collo un dono che mi è caro, di cui nulla posso dire, forse, di questo dono si trova traccia in qualche romanzo, in qualche ebook, in qualche storia- frammento che ho seminato nel tempo.
E ancora.
Più recente, quasi seria.
Le foto sono appunti e rincorse contro il tempo, o insieme al tempo. Le scatto, mi piace fermare sempre la parte del corpo che parla, che vorrebbe urlare la storia, (o le storie) che non riesce a dire.
Questo, per chi arriva qui da poco, per chi torna, per tutti. Intanto.