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sabato 14 novembre 2015

e il nuovo romanzo a spizzichi, diciamo

il nuovo romanzo, l'amore cattivo è uscito da un po', e ha avuto riscontri bellissimi, recensioni e apprezzamenti. Tempo per scriverne qui,  in rincorsa
Intrecciato a quello per vivere e a quello per amare, agli inghippi della vita e ai viaggi in treno.
L'amore cattivo, va ancora in giro, ne scrivono e io sento il senso di quello che è stato, un lavoro
 difficile, lungo, fatto di studio e di notti di scrittura.
Hanno scritto cose belle, tutte, fra cui questa, da qui

Francesca Mazzucato, in questo libro, non lesina in durezza. In quanto tratta dell'amore che degenera in ossessione, e che per questo, forse, non è neppure mai stato veramente amore. E lo fa “utilizzando il codice interpretativo della cattiveria (preferendolo amalattia), quella usata dai bambini per codificare il mondo, dove nell'aggettivo cattivo c'è tutto ciò che attiene all'istinto. Quindi la diffidenza, la paura, il buio, il freddo, l'ansia, la perdita di controllo. Il bisogno di aggrapparsi alla mano dei genitori, che da adulti diventa bisogno di condurre la propria vita condividendola con qualcuno”.
Francesca Mazzucato, si diceva, nata a Bologna il 6 dicembre 1966,  laureata  in lettere, traduttrice di razza dal francese e dall’inglese, consulente editoriale, prima guida di collane cartacee e digitali, insegnante di scrittura creativa. Una penna ad ampio spettro, che spazia dalla fotografia ai viaggi e senza trascurare l’eros, angolatura, quest’ultima che le è valso nel 2003 il “Premio Fiuggi erotismo e scrittura”.
Lei che vive fra la Liguria, la Francia e la Svizzera; lei che ha cantierizzato importanti interviste esclusive, come quella al Nobel per la medicina Luc Montagnier e ad altri grandi del settore; lei che, penna quanto mai prolifica, ha dato alle stampe più di cinquanta lavori di variegata estrazione; lei che nel 2011 è stata fra i fondatori di Errant Editions Small Digital Publisher - piccola casa editrice digitale, espressione di un progetto internazionale (francese, svizzero, spagnolo e italiano) di collettivi, centri culturali, teatri, artisti visivi e scrittori - assumendone la direzione editoriale; lei che si occupa da anni del corpo, delle sue mutazioni e delle sue rappresentazioni; lei che è tradotta in Francia, Germania, Grecia, Spagna e Stati Uniti; lei che cura un blog letterario su D di Repubblica. E chi più ne ha più ne metta.
Insomma, un personaggio eclettico, difficilmente inquadrabile, che ne L’amore cattivo regala voce all’amore, un sentimento universale - come annota nella prefazione Camilla Ghedini - trattato al femminile attraverso una categoria tanto semplice e infantile quanto autentica, la cattiveria, mettendo in stretta relazione l’età adulta con l’infanzia. Facendoci capire - senza tuttavia generalizzare - che se ci imbattiamo nell’amore cattivo, quello che ti rimane addosso come un’ustione, è dovuto al fatto che nell’infanzia qualche “ingranaggio emotivo è saltato”. In altre parole “se non ti sei sentita amata dalla mamma, non ti sentirai mai veramente amata da nessuno; se la mamma è stata cattiva, allora non potrai mai riconoscere davvero la cattiveria degli altri, perché in qualche modo ti sembrerà normale, giusta, addirittura meritata”.
Venendo al dunque, quello che propone Francesca Mazzucato è un viaggio nella menti femminili e maschili dei protagonisti, Nora e Alessandro, pubblicitaria di successo lei, professionista immobiliare lui. La storia, ambientata a Milano (ma potrebbe esserlo ovunque), si rifà all’incontro casuale, in una libreria della Stazione centrale, con il suo susseguirsi di trepidazioni, speranze, desideri. Sia di essere amati che si sopraffare. E in tale ambito l’autrice racconta l'amore “tra sogno, rassegnazione, abnegazione, rivendicazione; conduce il lettore nel disagio e nella disumanità, lo accompagna di pagina in pagina nei meandri dell'età adulta che deve darsi un senso - rinuncia o prevaricazione che sia -  partendo dall'infanzia, laddove l'anima di noi tutti si forgia”.
E appunto in tale ottica cerca di dare una spiegazione. Magari anche trovandola. Spiegando cioè - attraverso una narrazione psicologica ad alta tensione - come mai si possa arrivare da un lato a negare se stesse, dall'altro a voler dominare gli altri. E per quanto riguarda le altre risposte legate alla storia? Le troviamo nei rispettivi passati. Familiari per Nora, sentimentali per Alessandro. Con l’autrice davvero brava nell’offrire lo spunto per cercare di capire quei tanti fatti di cronaca improntanti alla violenza e apparentemente inspiegabili; per comprendere come si può arrivare a provare (per lui) e ad accettare (per lei) un amore... cattivo. Il tutto a fronte di un interrogativo dolce-amaro - attingendo dall’intramontabile creatività di Charles Trenet e Léo Chauliac - a segnare il finale di questa degenerazione ossessiva: Que reste-t-il de nos amours, que reste-t-il de ces beaux jours?