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lunedì 4 gennaio 2016

Scritti impermanenti #facebook

Il fatto è che vorrei andare via da Facebook,  poi mi ritrovo a passarci un tempo che si dilata e si dilata anche controvoglia.
Racconto aneddoti,  piccole storie,  oppure condivido cose.
Quando racconto non penso mai al luogo volatile a cui affido pensieri e tracce o foto e didascalie,  destinate a sparire nella cronologia e nella memoria di chi le commenta o esprime apprezzamento. Se tutto è impermanente e brevissimo,  uno status su Facebook lo è più di molte altre cose ma, nel momento in cui lo scrivi hai la percezione inversa. Arrivano like e commenti.
C'è una soddisfazione istantanea e quasi bulimica,  un appagamento veloce che sazia come un pasto troppo pesante.
Un lungo matrimonio malinconico.
Non ti alzi da tavola se non sono finite le portate, e quando ti alzi senti quello scarto fra presente e passato, quell'impercettibile stacco che rende nocivo e non necessario l'attaccamento.
Eppure su Facebook ci si attacca.
Ai nostri autoscatti.
Alla nostra immagine, alla parte di noi -decisamente parziale -che ci piace sia nota, e lo resti.
Ci sono cose che ho scritto su Facebook e mi mancano.
Vorrei averle appuntate altrove.
Potrei cercarle, far scorrere il tempo all'indietro e fare tanti copiaincolla ma non penso mai che possa essere così importante e valere la pena.
Così ho scaricato Blogger sullo smartphone e ho deciso di scrivere qui.
Se è qualcosa di lungo, intimo, importante.
Posso fare a meno dei mipiace, di quell'istantaneo e labilissimo apprezzamento che succhia sangue ed energia.
E magari, qui, diventa uno scrigno di tracce importanti.
O utili.
È solo il contorno che cambia.
Si tratta di spazio. Su un telefono.